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Periodica de re canonica
Periodica de re canonica
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DOI10.32060/PERIODICA.3.2019.381-408
AutoreFrancesco Coccopalmerio
TitoloVerso possibili, nuove forme di esercizio del primato? Un tentativo di risposta a Ut unum sint, n. 95 con una esegesi del can 333 §2
RivistaPeriodica de re canonica
ISSNISSN print 2610-9212 — ISSN digital 2611-4054
Volume108
Anno2019
Pagine381-408
Sommario

L’autore vuole offrire un suo contributo di riflessione al n. 95 dell’enciclica Ut unum Sint dove il Santo Papa Giovanni Paolo II dichiara di voler «ascoltare la domanda […] di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra a una situazione nuova». A tal fine, ricordato come presupposto che proprio a motivo del primato il Papa ha, nel Collegio dei Vescovi, una posizione gerarchicamente superiore e che, per questo motivo, il voto del Papa ha un valore decisivo, l’attenzione è posta sul can. 333 §2 in cui il Codice afferma: «Il Romano Pontefice, nell’adempimento dell’ufficio di Supremo Pastore della Chiesa, è sempre congiunto nella comunione con gli altri Vescovi». L’autore nota che la congiunzione tra il Papa e gli altri Vescovi è affermata dal testo proprio nell’operare l’ufficio di Supremo Pastore della Chiesa, cioè, per fare un esempio, nel compiere un atto di magistero solenne. Cosa significa, dunque, congiunzione del Papa con i Vescovi nel compiere un atto di magistero? Lo si capisce bene se l’atto è compiuto in un Concilio ecumenico o con atto collegiale dei Vescovi che rimangono sparsi nel mondo. Ma se l’atto in questione fosse compiuto dal Papa come soggetto singolo? Come avviene la  congiunzione con i Vescovi? L’essenziale, in questo caso, è che il Papa abbia congiunzione con i Vescovi per il fatto che ha un pensiero e una volontà comuni. Però tale congiunzione, nel pensiero e nella volontà comuni, può essere presupposta e deve essere verificata richiedendo a ciascun Vescovo il suo specifico intendimento? Non può essere presupposta, ma deve essere verificata. E, allora, se ogni Vescovo deve esprimere il suo specifico intendimento, non sarebbe più opportuno fare sempre un atto collegiale? L’A. consiglia che il Papa nel caso di atti solenni non agisca mai come soggetto singolo, ma compia sempre atti insieme con gli atri Vescovi, ricordando comunque che il voto del Papa, proprio a motivo del primato, deve sempre aggiungersi a quello della maggioranza dei Vescovi perché si abbia un atto del Collegio.


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