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Volume: 2019 - Fascicolo: 3
L’istituto della supplenza, originato nel diritto pubblico romano, è stato poi introdotto nel diritto canonico antico e moderno, sviluppando proprie peculiarità in ordine alla natura, all’oggetto, al meccanismo operativo, ai presupposti e alla ratio propri, sulla base della distinzione tra la potestas iurisdictionis (possibile oggetto di supplenza) e la potestas ordinis sacerdotale (insuscettibile di essere supplita, in quanto originata per diritto divino dal sacramento dell’ordine sacro). Il can. 144 §2 costituisce la prima disposizione normativa esplicita circa l’estensione della supplenza alle tre facoltà ministeriali (di cresimare, di confessare e di assistere al matrimonio), anche se tale estensione era già ammessa dalla dottrina e dalla giurisprudenza rotale, seppure con qualche incertezza dottrinale circa la natura delle medesime facoltà.
L’analisi dell’iter redazionale del can. 144 §2 aiuta a comprendere come le tre suddette facultates ministeriali ― che non sono potestates (né ordinis né iurisdictionis) ― pur con le dovute differenze reciproche (che vengono analizzate), abbiano una medesima natura che consiste nell’essere un prodotto della potestà di governo, finalizzato a liberare il pieno contenuto della potestà sacramentale: quest’ultima, per il bonum Ecclesiae, può essere e viene di fatto regolata dalla
potestà di governo, fino a determinarne l’esercizio ad validitatem. L’istituto della supplenza, di conseguenza, dovrebbe trovare in tutti e tre gli ambiti previsti dal can. 144 §2 (cresima, penitenza, matrimonio) la medesima applicazione omogenea.
L’autore vuole offrire un suo contributo di riflessione al n. 95 dell’enciclica Ut unum Sint dove il Santo Papa Giovanni Paolo II dichiara di voler «ascoltare la domanda […] di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra a una situazione nuova». A tal fine, ricordato come presupposto che proprio a motivo del primato il Papa ha, nel Collegio dei Vescovi, una posizione gerarchicamente superiore e che, per questo motivo, il voto del Papa ha un valore decisivo, l’attenzione è posta sul can. 333 §2 in cui il Codice afferma: «Il Romano Pontefice, nell’adempimento dell’ufficio di Supremo Pastore della Chiesa, è sempre congiunto nella comunione con gli altri Vescovi». L’autore nota che la congiunzione tra il Papa e gli altri Vescovi è affermata dal testo proprio nell’operare l’ufficio di Supremo Pastore della Chiesa, cioè, per fare un esempio, nel compiere un atto di magistero solenne. Cosa significa, dunque, congiunzione del Papa con i Vescovi nel compiere un atto di magistero? Lo si capisce bene se l’atto è compiuto in un Concilio ecumenico o con atto collegiale dei Vescovi che rimangono sparsi nel mondo. Ma se l’atto in questione fosse compiuto dal Papa come soggetto singolo? Come avviene la congiunzione con i Vescovi? L’essenziale, in questo caso, è che il Papa abbia congiunzione con i Vescovi per il fatto che ha un pensiero e una volontà comuni. Però tale congiunzione, nel pensiero e nella volontà comuni, può essere presupposta e deve essere verificata richiedendo a ciascun Vescovo il suo specifico intendimento? Non può essere presupposta, ma deve essere verificata. E, allora, se ogni Vescovo deve esprimere il suo specifico intendimento, non sarebbe più opportuno fare sempre un atto collegiale? L’A. consiglia che il Papa nel caso di atti solenni non agisca mai come soggetto singolo, ma compia sempre atti insieme con gli atri Vescovi, ricordando comunque che il voto del Papa, proprio a motivo del primato, deve sempre aggiungersi a quello della maggioranza dei Vescovi perché si abbia un atto del Collegio.
Alla luce degli Orientamenti dati dalla CIVCSVA per la gestione dei beni nel 2018, il contributo delinea il rapporto tra diritto universale e diritto proprio nell’amministrazione dei beni, partendo dalla situazione degli IVC e delle SVA e dalle mutate condizioni economiche che richiedono di considerare l’economia
a servizio del carisma e della missione, peculiare enfasi viene posta sul ruolo sempre più attuale del diritto proprio che deve fornire strumenti normativi per una corretta ed efficace gestione e amministrazione dei beni ecclesiastici degli IVC e delle SVA. L’Autore considera i rinvii generali al diritto proprio che gli Orientamenti operano e in modo particolare la determinazione del patrimonio stabile nel diritto proprio e lo stretto rapporto tra Capitolo generale ed elaborazione di un diritto proprio in materia economico-amministrativa. Preso atto che il mondo economico-finanziario del nostro tempo ha cambiato il mondo dei religiosi, è necessario rivedere i criteri e la prassi economico-amministrativa degli IVC e delle SVA, ripensare l’economia all’interno del carisma, facilitare la formazione in materia economica, la comunicazione e la collaborazione tra gli Istituti per esprimere una solidarietà responsabile.
L’articolo ha ad oggetto gli Orientamenti presentati per l’anno 2018 dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica in ordine alla gestione dei beni posseduti dagli Istituti di vita consacrata. L’Introduzione è seguita da una breve illustrazione dei documenti del magistero riguardante la materia,
con particolare riferimento ad alcuni profili: 1) il carattere degli Orientamenti, in cui si evidenzia la natura e scopo del documento, le diverse difficoltà riguardanti il tema della gestione dei beni e la struttura del documento. L’analisi del tema prosegue nel titolo 2) ponendo in rilievo alcuni orientamenti spirituali e pastorali, unitamente ai temi dell’opzione per i poveri, la fedeltà al carisma della fondazione, e la richiesta della testimonianza profetica. Il titolo 3) contiene alcuni orientamenti giuridico-tecnici, che mettono in luce il ruolo fondamentale del diritto proprio nella gestione dei beni, la gestione dei beni come atto di governo e il ruolo e la responsabilità dell’economo. Il presente articolo, inoltre, incentrandosi sulla disciplina canonica, dedica il titolo 4) allo studio di alcune novità legislative rispetto al CIC/83, analizzando temi quali il limite temporale dell’incarico di economo, il patrimonio stabile e il rappresentante legale. Seguono, in fine, alcune considerazioni conclusive.
El derecho a la presunción de inocencia se contempla en todos los ordenamientos jurídicos modernos, pero su aplicación práctica no siempre resulta adecuada, sobre todo, cuando entran en juego otros bienes de urgente protección. El artículo analiza esta problemática en la investigación previa canónica de denuncias por abuso sexual contra clérigos, donde una imposición automática e indiscriminada de medidas cautelares puede significar la vulneración de este derecho de los investigados.
Il Motu proprio Vos estis lux mundi introduce delle novità riguardanti l’ambito penale, con la creazione di nuove fattispecie, con la considerazione di nuovi soggetti per i delitti già previsti nella legislazione precedente, e novità riguardanti l’ambito procedurale considerando nuovi passi e responsabili per il trattamento dei delitti ivi previsti.