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Volume: 2020 - Fascicolo: 3-4
Administrar justicia en los procesos de nulidad matrimonial es una delicada función ministerial de la Iglesia. En juego está la verdad de un sacramento y la salvación de los cónyuges. Esto exige que tales procesos sean ejecutados con la máxima diligencia y en respeto de criterios deontológicos y principios procesales. En la nueva normativa procesal canónica, si no es bien aplicada, se puede correr el riesgo de poner en peligro la misma indisolubilidad del matrimonio, piedra miliar del dogma católico. El presente trabajo estudia, desde una perspectiva dinámica, la intervención del Vicario Judicial y del Defensor del Vínculo en el proceso matrimonial más breve, analizando las novedades más problemáticas introducidas por los nuevos cánones que rigen dicho procedimiento judicial. Asimismo, se intentan deducir, a partir de la normativa vigente, los criterios que deberían regir sus actuaciones según los criterios del contradictorio y del debido proceso, con especial atención en aquellas cuestiones que más problemas plantea en la praxis forense la introducción del libelo.
L’articolo commenta i fondamenti e le implicazioni teologiche del Sacramento della Riconciliazione, in particolare mettendo in luce il valore della misericordia. Particolare attenzione viene data alle diverse denominazioni di tale Sacramento lungo diverse epoche storiche e nei documenti della Chiesa, al ruolo del confessore che da queste consegue e all’inviolabilità del sigillo sacramentale all’interno della misericordiosa accoglienza al penitente.
Istituto antichissimo, il Segreto pontificio nel corso del tempo ha progressivamente mitigato il suo rigore e ancora oggi, sebbene presente in pochi testi normativi, si presenta come sfida alle esigenze di trasparenza del nostro tempo, soprattutto di fronte a eventi che, se mantenuti del segreto, rischiano di essere letti come nascondimento e ostacolo al perseguimento della verità. Come la normativa può contemperare la confidenzialità che tutela la buona fama con le esigenze di conoscenza e verità?
L’articolo segue le diverse fasi del processo penale canonico offrendo un breve commento sui diritti delle vittime nei diversi momenti del medesimo: la notitia criminis; investigatio praevia; i due tipi di processo penale e l’azione per il risarcimento dei danni. L’articolo si conclude con alcuni suggerimenti praeter legem e due proposte de iure condendo.
Ampiamente pubblicizzate rivelazioni nell’estate del 2018 sull’abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico e sull’incapacità delle autorità ecclesiastiche di affrontare questo abuso in modo adeguato, hanno messo in luce le carenze nelle strutture di responsabilità nella Chiesa, carenze che sono state esacerbate dalla mancanza di trasparenza nel governo della Chiesa. La mancanza di responsabilità e di trasparenza ha a sua volta eroso gravemente la legittimità del governo della Chiesa agli occhi dell’opinione pubblica, sia cattolica che non cattolica.
Il ripristino della fiducia nella leadership della Chiesa richiederà lo sviluppo di migliori strutture di responsabilità per le autorità ecclesiastiche che coinvolgano non solo i loro superiori gerarchici, ma anche i fedeli che servono, e che siano allo stesso modo strutture trasparenti. La mancanza di trasparenza nel processo penale canonico attraverso il quale vengono giudicate le denunce di abusi sessuali su minori da parte dei chierici ha portato a denunce di ingiustizia da parte dei chierici sottoposti al processo, delle vittime che spesso credono che le loro denunce siano state ignorate o trattate come non importanti, e della comunità dei fedeli che non è informata che le autorità ecclesiastiche hanno trattato in modo appropriato le denunce di abusi.
1. Introduzione. 2. Concetto di Trasparenza: fenomenologia, rapporto con la pubblicità, fondamento della trasparenza nella Chiesa. 3. Diritto di difesa: concetto e fondamento; la trasparenza in alcuni momenti del processo, quando manca la norma, quando la norma non viene ben interpretata, una norma sulla trasparenza.
Il Sacramento della Riconciliazione ha avuto uno sviluppo molto complesso e non lineare sia nella sua storia sia in teologia. Questo articolo evidenzia alcuni dei punti di svolta più importanti nel suo processo di sviluppo. In vista del Seminario in cui è stato presentato questo documento, l’autore ha fatto uno sforzo speciale per riferirsi allo sviluppo del concetto del Sigillo della Confessione insieme a quello del sacramento stesso. Per tutta la tradizione, questo sigillo è stato considerato assolutamente inviolabile.
Scopo di questo articolo è esaminare la responsabilità del confessore in ambito di protezione dei minori e adulti vulnerabili. In tale prospettiva vengono considerati i casi in cui il penitente è l’abusatore, la vittima o anche una terza persona. Poiché non è permesso condizionare l’assoluzione alla previa autodenuncia all’autorità civile, quale spazio resta al confessore circa la pur necessaria autodenuncia del penitente in foro esterno? Quale il ruolo del Vescovo al quale è anche riservata la concessione della facoltà di ascoltare le confessioni? In questa ottica l’articolo offre qualche indicazione anche in ambito di formazione al ministero sacro.
Il presente contributo — partendo dall’affermazione di sant’Alfonso M. de Liguori «il compito del confessore è officio di carità, istituito dal Redentore solamente in bene delle anime» — riflette su alcune dimensioni della formazione continua dei confessori, il quale è prima di tutto padre, maestro, poi medico ed infine giudice.
L’Autore presenta le indicazioni portanti del magistero post-Conciliare sul tema della formazione ed offre vari elementi di riflessione per affrontare le delicate situazioni sempre nuove che le coscienze ci sottopongono.
Alla luce delle indicazioni magisteriali, e senza voler cadere nella casistica, l’Autore cerca di riflettere su alcuni casi pastorali concreti sottolineando due aspetti ineludibili: l’intangibilità del sigillo sacramentale e la matura paternità nell’amministrazione della misericordia di Dio.
Questo articolo esamina problemi nei processi penali canonici sollevati dalla mancanza di una giurisprudenza accessibile sotto forma di ragioni scritte per la decisione da casi precedenti e l’effetto che ciò ha sulle vittime e il diritto degli accusati di montare una difesa. L’articolo suggerisce come l’approccio dei tribunali civili nella pubblicazione di motivi scritti in cui la riservatezza deve essere mantenuta possa essere utilizzato dai tribunali canonici nel trattare questioni simili.